25 novembre: giornata contro la violenza alle donne

lunedì 24 novembre 2014

Oggi è la giornata contro la violenza alle donne. Finalmente posso essere sincera e ricordarla come meglio credo questa ricorrenza. Per 5 lunghi e faticosi anni, tutto il tempo dell'incarico politico amministrativo che ho ricoperto fino al giugno scorso (un'altra vita, un'altra Elena, anche se è passato poco tempo... mi pare veramente una vita fa), ho dovuto-voluto ricordare questa data con tanta retorica: documenti, sedute in aula, rappresentazioni teatrali, conferenze. Quest'anno la voglio vivere diversamente, alla mia maniera, io che mi ritengo una femminista "morbida".. riportando qui, nel mio angolo di mondo web, una delle poesie più belle scritte dedicate alle donne e la foto  ricordo di una donna eccezionale: Frida Kahlo. Che c'entrano queste due cose? Sia la poesia, sia Frida, sono esempi di donne che non si arrendono nonostante tutto, perché questa è la forza delle donne: la resilienza. Anche nei momenti più difficili, nei casi di violenza fisica o psicologica, quando vieni messa da parte nel mondo del lavoro perché donna, quando sei abbandonata magari sola con un figlio.. Le donne sono capaci di tirar fuori forze inimmaginabili, un coraggio da leonesse. 
Sempre viva le donne. 


Donne in rinascita di Jack Folla 

Più dei tramonti, più del volo di un uccello, la cosa meravigliosa in assoluto è una donna in rinascita.
Quando si rimette in piedi dopo la catastrofe, dopo la caduta.
Che uno dice: è finita.
No, non è mai finita per una donna.
Una donna si rialza sempre, anche quando non ci crede, anche se non vuole.
Non parlo solo dei dolori immensi, di quelle ferite da mina anti-uomo che ti fa la morte o la malattia.
Parlo di te, che questo periodo non finisce più, che ti stai giocando l'esistenza in un lavoro difficile, che ogni mattina è un esame, peggio che a scuola.
Te, implacabile arbitro di te stessa, che da come il tuo capo ti guarderà deciderai se sei all'altezza o se ti devi condannare.
Così ogni giorno, e questo noviziato non finisce mai.
E sei tu che lo fai durare.
Oppure parlo di te, che hai paura anche solo di dormirci, con un uomo; che sei terrorizzata che una storia ti tolga l'aria, che non flirti con nessuno perché hai il terrore che qualcuno s'infiltri nella tua vita.
Peggio: se ci rimani presa in mezzo tu, poi soffri come un cane.
Sei stanca: c'è sempre qualcuno con cui ti devi giustificare, che ti vuole cambiare, o che devi cambiare tu per tenertelo stretto.
Così ti stai coltivando la solitudine dentro casa.
Eppure te la racconti, te lo dici anche quando parli con le altre: "Io sto bene così. Sto bene così, sto meglio così".
E il cielo si abbassa di un altro palmo.
Oppure con quel ragazzo ci sei andata a vivere, ci hai abitato Natali e Pasqua.
In quell'uomo ci hai buttato dentro l'anima ed è passato tanto tempo, e ne hai buttata talmente tanta di anima, che un giorno cominci a cercarti dentro lo specchio perché non sai più chi sei diventata.
Comunque sia andata, ora sei qui e so che c'è stato un momento che hai guardato giù e avevi i piedi nel cemento.
Dovunque fossi, ci stavi stretta: nella tua storia, nel tuo lavoro, nella tua solitudine.
Ed è stata crisi, e hai pianto.
Dio quanto piangete!
Avete una sorgente d'acqua nello stomaco.
Hai pianto mentre camminavi in una strada affollata, alla fermata della metro, sul motorino.
Così, improvvisamente. Non potevi trattenerlo.
E quella notte che hai preso la macchina e hai guidato per ore, perché l'aria buia ti asciugasse le guance?
E poi hai scavato, hai parlato, quanto parlate, ragazze!
Lacrime e parole. Per capire, per tirare fuori una radice lunga sei metri che dia un senso al tuo dolore.
"Perché faccio così? Com'è che ripeto sempre lo stesso schema? Sono forse pazza?"
Se lo sono chiesto tutte.
E allora vai giù con la ruspa dentro alla tua storia, a due, a quattro mani, e saltano fuori migliaia di tasselli. Un puzzle inestricabile.
Ecco, è qui che inizia tutto. Non lo sapevi?
E' da quel grande fegato che ti ci vuole per guardarti così, scomposta in mille coriandoli, che ricomincerai.
Perché una donna ricomincia comunque, ha dentro un istinto che la trascinerà sempre avanti.
Ti servirà una strategia, dovrai inventarti una nuova forma per la tua nuova te.
Perché ti è toccato di conoscerti di nuovo, di presentarti a te stessa.
Non puoi più essere quella di prima. Prima della ruspa.
Non ti entusiasma? Ti avvincerà lentamente.
Innamorarsi di nuovo di se stessi, o farlo per la prima volta, è come un diesel.
Parte piano, bisogna insistere.
Ma quando va, va in corsa.
E' un'avventura, ricostruire se stesse.
La più grande.
Non importa da dove cominci, se dalla casa, dal colore delle tende o dal taglio di capelli.
Vi ho sempre adorato, donne in rinascita, per questo meraviglioso modo di gridare al mondo "sono nuova" con una gonna a fiori o con un fresco ricciolo biondo.
Perché tutti devono capire e vedere: "Attenti: il cantiere è aperto, stiamo lavorando anche per voi. Ma soprattutto per noi stesse".
Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia.
Per chi la incontra e per se stessa.
È la primavera a novembre.
Quando meno te l'aspetti...


11 novembre, San Martino

martedì 11 novembre 2014

A Venezia abbiamo la tradizione di festeggiare il giorno di San Martino, l'11 novembre. 
I bambini girano per la città con una mantellina (in ricordo del mantello che San Martino donò ad un povero, trovate qui i dettagli della leggenda) facendo "baccan" (rumore) con pentole e coperchi cantando una filastrocca che fa così "San Martin xe nda’ in soffita a trovar ea so novissa, so novissa no ghe gera san Martin casca par tera, e col nostro sacchetin,cari signori xe san martin, fora el soldin!". Le persone che incontrano i bambini per strade sono invitate a lasciare nei loro sacchettini dolcetti o monetine. Insomma una specie di "hallowen" ante litteram

Bambini che "batono San Martin" - dal sito venessia.com

Ma se questa è la parte dei bambini, c'è una cosa che accomuna grandi e piccini in questa festa. Tutti quanti gustiamo con gioia il dolce di San Martino, un dolce di frolla che raffigura San Martino a cavallo. Molti lo preparano a casa, i più lo comprano nelle pasticcerie e nei panifici della città. Le loro vetrine in questo periodo dell'anno sono letteralmente ricoperte di dolci di San Martino di ogni dimensione. 

San Martini nelle vetrine - dal sito venessia.com

Da alcuni anni ho acquistato la forma di San Martino e mi diletto io a prepararlo per me e tutti i miei cari... ossia uno per noi, uno per mia mamma, uno per mia sorella, uno per i suoceri. Inizio qualche giorno prima a fare i primi e poi man mano sforno anche gli altri. 
Anche se non si ha la forma a disposizione, si può fare come ho sempre fatto io in passato: si disegna la forma su un foglio e con il coltello si taglia la pasta frolla! 

Ecco la prima "infornata" di quest'anno. 









La ricetta di San Martino - dolce tipico Veneziano 

Per la frolla ho usato: 
500 gr di farina
250 gr di zucchero
250 gr di burro
4 tuorli d'uovo
1 bustina di vanillina
1 pizzico di sale
zeste di limone 

Ho mescolato inizialmente tutti gli ingredienti "farinosi": farina, zucchero, sale, vanillina. Ho aggiunto successivamente gli ingredienti "grassi": il burro freddo tagliato a pezzettini, i tuorli uno alla volta. Infine le zeste di limone. Ho amalgamato bene e messo in frigo per mezz'ora l'impasto. 

Ho steso un pezzo di frolla sul tagliere di legno ma non troppo fina, un po' spessa. Ho tagliato la forma con lo stampo. Ho messo a cucinare così il "biscottone" per circa 10 minuti a 180°. 

Ho tirato fuori il San Martino dal forno e ho preparato la glassa. 

La glassa l'ho fatta così: 
2 buste di zucchero a velo, qualche goccia di acqua. Ho mescolato velocemente finché lo zucchero non si è ben addensato creando una specie di crema. 

Ho messo lo zucchero in una sac a poche e ho decorato il San Martino. Sulla glassa ancora fresca ho posizionato confetti di cioccolato e caramelline. 

Ho poi fatto un altro San Martino al cioccolato, con la stessa ricetta ma, dopo la cottura e prima di mettere la glassa, l'ho ricoperto con una tavoletta da 100 gr. di cioccolato fondente fuso. 



Mangiare è una necessità. Mangiare intelligentemente è un'arte - F. de La Rochefoucauld

domenica 9 novembre 2014

Oggi mi dedico ad un post diverso dal solito... ma in linea con la filosofia di questo blog: parlare solo di cose belle, che piacciano a me e che, spero, possano piacere anche ad altri. 

Oggi voglio parlare di un delizioso ristorantino dove io e mio marito andiamo per essere coccolati e gustare ottimo cibo. Il locale è l'Osteria Dai Consorti di Mirano (Venezia) ed è gestito da un vero e proprio restaurant man, Paolo. Un tipo in gamba che ricorda, come modi simpatici e grande conoscenza del buon cibo e del buon vino, il restaurant man più famoso al mondo: Joe Bastianich. Paolo ti accoglie nel suo locale in modo che capisci subito che per lui non è solo lavoro, ma passione per far stare bene le persone quando "sono nelle sue mani", offrendo loro un luogo raffinato ma molto accogliente, caldo. 




Quello che mi piace di Paolo è che in cucina ama scommettere su chef giovani, preparati, a cui piace provare e sperimentare nuovi piatti. Impossibile trovare sempre le stesse cose, non c'è niente che troverete da altre parti. Non è facile inventare cose nuove in cucina, sembra che ci sia stato già detto e fatto tutto. Ed invece no, venendo qui scoprirete il perchè. 



Ma com'è questo cibo? Sublime, squisito. Il menù è tutto di pesce e viene cambiato all'inizio di ogni stagione per seguire la stagionalità degli alimenti. Troverete sempre alimenti freschi, di qualità, a km zero, pane e pasta fatti in casa. 

A voi le foto del nostro pranzo di ieri. Con il pupo dai nonni, abbiamo passato due ore così piacevoli che... se decidete di andare a provare anche voi con mano ciò che ho cercato di esprimere a parole.. beh in quel caso... fate un fischio che veniamo anche noi! :)

Enjoy! 


Vino bianco Ribolla Gialla 




Il primo piatto che ho mangiato io.... "Ravioli di branzino su salsa al pane e bottarga" 





Il primo che ha mangiato Luigi "Strozzapreti al ragout di ombrina e chiodini" 





Il mio secondo (richiesta però da me solo metà porzione... il piatto vero sarebbe il doppio!) 
"Tempura di gamberi e radicchio di Treviso"




Il mio dessert "Cialde di fondente spuma all'acqua di rose e lamponi"





Il dessert che ha mangiato Luigi "Millefoglie con crema di mascarpone alla vaniglia e mirtilli"




Io e Paolo

Per contatti: 
Osteria Dai Consorti 
Via Vittoria 36 Mirano (Venezia)
Tel: 0414740072 - Cell 3465600185

Il sito internet lo trovate cliccando qui
La pagina facebook la trovate qui 

Rendere speciale la vita delle persone che amiamo

lunedì 3 novembre 2014

Cucinare, invitare amici, condividere cibo e chiacchiere è una cosa che mi piace sempre più. Ricordo con un po' di tenerezza quando, dall'estero, chiamavo mia mamma per chiederle ricette semplici ma per me complicate, solo per il piacere di condividerle con altri... In Armenia cucinai gnocchi per 25 persone, aiutata da un paio di amici italiani che eseguivano pedissequamente le mie indicazioni (giunte a me tramite sms della mia mamma). Quando ero in Kosovo imparai a fare risotti, sempre grazie alle indicazioni della mia mamma. Tornata a vivere in Italia e in una situazione, come dire più comfortable, nella deliziosa casetta che condividevo con la mia coinquilina preferita, mia sorella, provavo ad invitare qualche amica, per una cena magari un po' improvvisata, ma sempre fatta da me. 

Adesso che sono più "adulta" (diciamo così per non dire... "matura")... inviterei amici ogni settimana, mi trattengo solo per non stressare troppo mio marito! 
Mi piace cucinare per gli altri perchè cucinare è un atto di generosità: si passano ore in piedi a mescolare, separare, mettere insieme gli alimenti più disparati per offrire agli altri (e a se stessi) dei momenti di serenità. 



Sull'arte di ricevere ci sono quantità di volumi scritti, se si è interessati. Ma quello che piace a me è la semplicità, la genuinità, le cose fatte con amore. Lo ridico: cucinare è un atto di generosità e a me piacciono gli atti generosi, le persone generose. Mi auguro che anche mio figlio sia una persona generosa, perché l'aridità delle persone avare significa soprattutto essere poveri nei sentimenti. 

Anche per la mia piccola famiglia cerco di curare sempre tutto, come se fossero ogni giorno degli invitati ad una festa speciale! A volte il rischio è quello di dare il massimo di noi nei momenti speciali, per gli "altri", non quelli di famiglia. Invece no: al primo posto ci deve essere per tutti noi la nostra famiglia, a loro devono essere date le maggiori attenzioni, con loro bisogna essere più gentili e affettuosi.



E allora cosa fare per rendere speciale ogni giornata? Niente di esagerato: ma una tovaglia pulita, cibi sani e genuini, dei fiori freschi, una casa in ordine. Basta poco per stare bene. E tutto ciò aiuta anche nella crescita di bambini piccoli, che devono essere immersi in un ambiente sereno, pulito, gentile, per stare bene. 

Amo le parole di Csaba Dalla Zorza quando, in un suo libro, dice: "Il bello sta nella crosta del pane appena sfornato, nell'imperfezione di una torta fatta per la prima volta, in una tovaglia di cotone bianco ben stirata e nella consapevolezza di contribuire, con ogni singolo gesto, a rendere speciale la vita delle persone che amiamo"


Le ricette delle foto raccontano di due momenti piacevoli passati con amici: una domenica pomeriggio e la sera di Hallowen!

Torta pan di stelle
10 biscotti Digestive
3 cucchiai di burro
6 cucchiai di zucchero
100 gr di cioccolato fondente
400 gr di mascarpone 
3 uova 
3 cucchiai di farina 
mezzo bicchiere di panna fresca
1 pizzico di sale 
stelline di zucchero bianche da decorazione

Rompere i biscotti e in una casseruola mescolarli con il burro fuso. 
Prendere una tortiera e mettere sul fondo il miscuglio di biscotti e burro. 
Sciogliere a bagno maria il cioccolato. 
In una terrina capiente mettere il mascarpone, metà dello zucchero, i tuorli d'uovo sbattuti, un pizzico di sale e il cioccolato fuso. Mescolare bene. 
Montare a neve gli albumi delle uova e aggiungerli al composto insieme al resto dello zucchero.
Aggiungere la farina e mezzo bicchiere della panna fresca che avrete montato. 
Versare il composto nella tortiera. Cuocere a 150° per 1 ora circa. 
Lasciar raffreddare la torta nel forno. 
Quando è freddo sfornare il dolce. 
Aggiungere stelline di zucchero 

Girelle di pane di mozzarella 
Tutta la ricetta non la posso trascrivere, essendo un copyright della Scuola di Cucina Peccati di Gola, ma quello che posso dirvi è che sono una specie di pizzette che si mantengono più a lungo perchè la pasta di pane non è fatta alla solita maniera ma così: 
400 gr di farina 00
160 gr di latte fresco intero
160 gr di mozzarella fresca tritata
16 gr di lievito di birra
40 gr di burro in pomata
8 gr di zucchero
6 gr di sale 

Cup Cakes di Hallowen 
Ho fatto la ricetta di "base", la più comune quello che ho fatto di diverso è la crema di formaggio Philadelphia e non la solita pesantissima crema di burro...
120 gr di farina
120 gr di zucchero
120 gr di burro
2 uova
essenza di vaniglia
6 gr di lievito per dolci
scorzette di limone

per la crema
100 gr di Philadelphia
200 gr di zucchero a velo
essenza di vaniglia

Ho comprato stampini per cupcakes in tema hallowen e posizionati nello stampo da muffin.
In una ciotola ho mescolato zucchero e burro con una frusta elettrica. Ho aggiunto le uova, il sale, la farina e il lievito e poi l'essenza di vaniglia e le scorzette di buccia di limone. Sempre sbattendo tutto con la frusta ho amalgamato bene. Ho messo l'impasto nello stampo, anche se devo dire che forse il solito stampo da 12 è troppo... meglio farne 11 ma fatti bene! :) In forno a 180° per 20 minuti.

La crema l'ho fatta lavorando con la frusta elettrica il Philadelphia con lo zucchero e qualche goccia di essenza di vaniglia. Fatta la crema l'ho messa in un sac a poche e distribuita su ogni cup cakes sfornato. Qualche zuccherino colorato, qualche decorazione di Hallowen... et voilà! Dei dolcetti deliziosi!