27 febbraio: Giornata Internazionale della Lentezza

venerdì 27 febbraio 2015

Oggi 27 febbraio è la giornata della lentezza. Oggi mi sento particolarmente lenta, perché sono rimasta a casa dal lavoro causa notte insonne di malessere. Oggi quindi posso permettermi di essere lenta, non correre come al solito nella mia vita di mamma che lavora.

Ci sono tre riflessioni che mi sono venute mente in questa giornata.

La prima è un consiglio di lettura. E' un libro che lessi io tempo fa appena uscì, ma mi sono ripromessa di riprenderlo in mano stasera prima di dormire: "Storia di una lumaca che scoprì l'importanza della lentezza" di Louis Sepulveda. Una delle frasi che più mi colpì: “Quando un umano faceva domande scomode, del tipo: -È necessario andare così in fretta?- oppure -Abbiamo davvero bisogno di tutte queste cose per essere felici?- Lo chiamavano Ribelle.
Ribelle è chi non accetta di vivere in fretta. chi non vuole essere schiavo di ciò che possiede, chi cerca la felicità nella semplicità. Come amo la semplicità, non nel senso dispregiativo di semplicismo, bensì semplicità nel suo significato più nobile. Pensate a quando cercata e trovate la soluzione ad un annoso problema: di solito la sua soluzione è la più semplice, trasparente, utile. Pensate a quanto sono migliori le persone più semplici: quelle oneste, quelle che non hanno niente da nascondere, quelle che quello che pensano lo dicono, senza inutili complicazioni, giri di parole. Pensate all'oratore migliore che voi abbiate mai sentito: di certo non è quello che si arrampica sugli specchi o che vi ubriaca di parole e non c'entra mai il punto, ma colui che in poche parole semplici si fa capire da tutti e arriva al cuore delle persone, non solo alle orecchie.



La seconda riflessione che mi sono concessa oggi, mooolto lentamente, mentre ero in sala d'attesa del mio medico, è dove ho imparato io a fermarmi ed acquisire tempi più lenti. Sicuramente nel periodo che ho passato in Kosovo.
Io sono sempre stata una frenetica, una che 100 cose le pensa e 200 ne fa. Adesso che ho un bambino piccolo e ho DOVUTO  rallentare i tempi ce l'ho fatta senza "sclerare" perchè alle spalle ho avuto un buon tirocinio. Alcuni anni gli ho passati nel Balcani seguendo come educatrice dei progetti di sviluppo. Arrivai lì e la prima cosa su cui mi scontrai (ce ne furono anche milioni di altre!) fu proprio abituarmi ai ritmi più lenti. Nei Balcani (ma anche in Medio Oriente ho riscontrato, successivamente, ciò) in qualsiasi incontro, anche di lavoro, bisogna prendersi il tempo per salutarsi bene, chiedendosi reciprocamente e premurosamente informazioni sulla salute e sulla salute dei vari familiari. Poi bisogna sedersi, guai a stare i piedi, e prendere almeno un caffè insieme. Mediamente gli incontri non possono durare meno di due ore perché tutte le decisioni devono essere prese con la dovuta calma. Ritmi levantini, insomma, distanti anni luce da quello a cui siamo abituati noi. E per fortuna che noi non siamo come i paesi nordici e anglosassoni dove si arriva a bere e mangiare per strada camminando. My God, non ci riuscirei mai... dopo il Kosovo è diventato quasi impossibile per me prendere un caffè volante al bancone del bar, figurarsi ingurgitare un caffè beverone sulla tazza di carta di Starbucks mentre corro a prendere la metro!

Il caffè nei Balcani: alla turca e molto lento!

La terza, e ultima riflessione che vi lascio, è su cosa possiamo fare noi per acquisire ritmi più lenti, più umani, più semplici. Non è facile di questi tempi, lo so. Finché si è mamme con bambini piccoli in maternità la lentezza è d'obbligo. Ricordo che noi i primi mesi facevamo brevi passeggiate, tutto molto lento, parole sussurrate,  niente televisione perché  troppo frenetica, rumorosa, invadente. Ma appena si torna a lavorare dalla maternità tutto diventa ad incastro e tutto sembra essere una corsa contro il tempo. Che fare allora? Sicuramente dedicare tempo a giocare con i nostri bambini. Io passo tutto il pomeriggio con Antonio e lui può passare anche lunghi momenti a giocare solo con una macchinina o a guardare fuori dalla finestra. Una mia carissima amica una volta mi disse "Antonio sembra un bambino d'altri tempi", Penso che mai definizione fu più azzeccata: aborro la precocità a cui sono chiamati i nostri bambini proprio perché sono immersi nel fare troppe cose o bombardati da troppi stimoli. Anche stare con animali ci può aiutare. Portare a passeggio il nostro cane, accarezzare il gatto che fa le fusa, guardar giocare bambini con animali.. non è un pausa di lentezza e di buon vivere meraviglioso? 



Ma c'è una cosa che più mi viene in mente di aver fatto negli ultimi anni che richiede lentezza, pazienza, dedizione: l'orto! Fa ridere? Probabilmente sì, ma è vero. Io sono sempre stata una cittadina ma da quando sono venuta a vivere fuori città, nel paese di mio marito, ho dovuto fare i conti con spazi molto larghi. Altroché strade, case una accanto all'altra, traffico, tanta gente. Qui tutto è più lento, molto più legato alle stagioni che passano. Una cosa che ho iniziato a fare la prima estate che ho passato qui è stato proprio l'orto, io che proprio le mani sulla terra non avevo mai messo! Che bello, che soddisfazione scegliere che verdure piantare, seminarle scegliendo il mese più adatto, aspettare i primi germogli, curare l'orto dalle erbacce, raccogliere i frutti del proprio lavoro. Una meraviglia, un sentirsi più sereni, tranquilli, che non credevo. 
Quello che aspetto ora è l'arrivo della primavera per fare l'orto della stagione insieme ad Antonio. Speriamo che sia per lui scuola di lentezza e dedizione, come lo è stato per me. 



Torta al limone e pensieri di mamma

domenica 22 febbraio 2015

Nello scorso post ho scritto della mia paura di perdermi la crescita del mio bimbo e del fatto che cerco di stare con lui il più possibile. Sarà che ho la mia età e tutto quello che dovevo fare l'ho fatto in passato, sarà che comunque non ho mai avuto la passione per le seratone e scatenarmi nella movida, fatto sta che praticamente non si esce mai qui la sera e mi trovo ad andare a letto alle 21 massimo 21.30, roba che neanche alle medie! :-) Quello che sento più la mancanza però è avere un po' di tempo per me, per coltivare delle mie cose solo mie. Mi trovo a chiedermi spesso a come era la mia vita prima di essere mamma, cosa facevo quando tornavo a casa. Faccio fatica a ricordarlo, davvero. Ricordo bene però che ho sempre fatto tanti corsi, ho sempre studiato tanto, letto bei libri, cucinato tante buone cosette soprattutto dolci. Ora è tutto un tempo rubato quello che riesco a ritagliarmi, anche ora che scrivo lo posso fare perché il piccolo dorme il sonno dei giusti nel suo sonnellino pomeridiano! Diciamo che oscillo un po' tra la voglia di avere di nuovo tempo per me e coltivare uno spazio tutto mio con un figlio grandicello che fa le sue cose e il desiderio di godermi ogni istante prezioso con un piccolo che dice 1000 volte al giorno mamma e che mi vuole tutta per lui.

Ogni mattina prendo il vaporetto per andare al lavoro. C'è una ragazza che vedo se riesco a prendere il vaporetto un po' prima del mio solito... non ci avevo mai fatto caso a lei, era uno dei tanti pendolari, finché casualità volle che un giorno mi misi vicino a lei e che proprio quel giorno lei incontrò una amica e si misero a chiacchierare. Ora, io non sono proprio un'impicciona, proprio no. Erano vicine a me ed era impossibile non ascoltare. Quante volte ci capita? sempre direi. Di solito però sono discorsi ascoltati con noia e perché non si può fare altrimenti, dato la vicinanza forzata tipo sardine in una scatoletta. Quel giorno però la ragazza raccontò all'amica di aver un bambino piccolo (se ho capito bene più o meno dell'età del mio) e che non ce la faceva più a lavorare perchè sentiva di perdersi tutto di lui, di sentirsi un fallimento perchè spendeva le sue giornate al lavoro invece di stare con suo figlio che aveva bisogno di lei e che era un'ingiustizia mettere al mondo un figlio e poi lasciarlo crescere con altri. Io credo di aver avuto una stretta al cuore. Avrei voluto dirle di no, che non era un fallimento, che era una mamma meravigliosa! Aggiunse che aveva scritto da un po' una lettera di licenziamento che però aveva in borsa e non aveva coraggio di consegnare al suo capo. Le mattina che la vedo penso sempre... accidenti, non hai ancora consegnato quella lettera. Fallo! Non sentirti inadeguata, piuttosto sii coraggiosa se è questo che vuoi. Mi piacerebbe parlarle, dirle che è vero che questo è un periodo di schifo con il lavoro ma che per questo non possiamo accettare tutto e che se altre cose sono più importanti è meglio dare a loro la precedenza.

Come ho già scritto in passato, a differenza di questa ragazza che lavora fuori casa fino a sera, io sono a casa presto e posso godermi bene il mio bambino. Però ci sono cose su cui non transigo. Non è solo la quantità del tempo ma anche la qualità del tempo che dedichiamo loro che è importante. Se poi siamo stanchi, nervosi, non abbiamo voglia di giocare con loro, di dedicarci a loro... non serve a molto passare ore insieme. Ad esempio, c'è una cosa che secondo me è importantissima. A tavola si mangia insieme, in compagnia delle nostre chiacchiere e non della tv o con l'occhio sempre sui telefonini. Ci sono pochi momenti di condivisione, almeno i pasti cerchiamo di goderceli. Anche se un bimbo è piccolo, appena è in grado di stare nel seggiolone può partecipare anche lui a questo momento. Antonio mangia ormai da tanto con noi, sono da evitare quelle cose tristi dei bambini che mangiano prima e dopo mangiano i genitori. Si impara già da piccoli a stare seduti, a condividere insieme. Provate a guardarvi in giro quando andate fuori al ristorante. Quasi tutte le famiglie con bambini piazzano i figli davanti tablet o telefoni pur di stare tranquilli e mangiare. Sacrosanto il bisogno di tranquillità dei genitori, non lo metto in dubbio. Ma se vi ricordate bene noi quando si era piccoli facevamo le lotte con i nostri genitori che ci obbligavano a stare seduti un po' composti a tavola. Provavamo ad usare le posate abbastanza presto, ora invece i genitori vanno avanti ad imboccare i figli che mangiano davanti ad uno schermo ma almeno stanno buoni. Qui viene fuori tutta la pedagogista che c'è in me, scusate, ma certe scene tristi e ben poco educative mi fanno stare male!
Oltre a mangiare e parlare a tavola si può fare anche qualcosa di divertente insieme. Antonio ultimamente ha la passione dei travasi, mentre guardate proprio oggi a pranzo cosa abbiamo fatto: decorato un'arancia con i chiodi di garofano!



Anche condividere una buona torta è sempre un bel momento. Sia farla insieme che mangiarla! Da quando anche Antonio mangia i miei dolci non faccio più le torte elaborate di una volta (Gigi mi chiede sempre dolci con la crema, per un po' sarà ancora no!) ma torte semplici di cui può seguire la preparazione e che può anche lui gustare senza problemi. Di solito faccio una torta alla settimana, a volte anche due alla settimana!
La torta di oggi è: torta soffice al limone.





Torta soffice al limone 

Ingredienti: 300 gr farina, 2 uova. 3 uova, 100 gr burro, 2 limoni, 1 bustina lievito, 1 bicchiere latte, zeste di un limone, zucchero a velo. 

In una ciotola sbattiamo insieme i tuorli e lo zucchero. Aggiungiamo la farina, il lievito, il burro a pomata, il latte, il succo dei limoni, le zeste di limone. Impastare bene. Montare gli albumi a neve ed incorporarli all'impasto. 


Versate il composto all'interno di uno stampo per torte che avrete precedentemente foderato con la carta da forno, infornate per 30 minuti a 180 gradi. 
Una bella spolverata di zucchero a velo.. et voilà

Buona la torta della mamma!





Buoni propositi disattesi, mamme imperfette e carnevale

lunedì 16 febbraio 2015

Facciamo il punto sui buoni propositi da me individuati ad inizio anno? 
Eccoli 

1- dieta e movimento - non mantenuto. 
2-imparare a fare le divisioni a più cifre - ok imparato, ringraziano i miei alunni. 
3-riprendere a fare corsi di italiano per stranieri - ricevuta una proposta di corso ma ho dovuto dire no per incompatibilità con gli impegni di lavoro e famiglia. 
4- ritagliarmi lo spazio per fare qualcosa solo per me, solo mio - almeno in treno leggo e mi riposo. 
5- meno internet e più libri - ok fatto, infatti il blog è stato messo in salamoia per un mese e io mi sveglio anche prima del solito pur di leggere un po'. 
6- dedicarmi sempre tanto alla mia famiglia - dovrei stare a casa e non lavorare! 
7- aggiornare più spesso il mio blog - vedi il punto 5....
8- avere più pazienza con gli anziani - ne vedo pochi, in compenso devo gestire diversi bambini scalmanati. 
9- coccolare di più il mio cane - ok fatto. 
10- comprare meno cose inutili - se non ci fosse in stazione un negozio Tiger sarebbe più facile...

Diciamo che il proposito di seguire il blog forse è quello più disatteso (dieta e movimento non contano... tutti li mettono come buoni propositi ma praticamente nessuno ce la fa!), ma il tempo veramente è tiranno in questo periodo. Torno da scuola alle 14, mangio in fretta e metto a letto Antonio. Ho circa 1 ora e mezza di tempo per fare tutto quello che di solito una persona senza figli riesce a fare nell'arco di più ore (riposare, andare al bagno, sistemare casa, preparare cose per la scuola, leggere, fare lavatrici, scrivere il blog, fare ricerche su internet, ecc.), poi Antonio si sveglia e io sono di corvée  finché non riprende sonno la sera: facciamo la merenda, giochiamo, usciamo, guardiamo un po' di tv (pochissima! circa 20-30 minuti al giorno per Antonio, non di più), facciamo la cena, mangiamo, balliamo, facciamo tante coccole, ecc. Il fatto è... il fatto è... che non mi va di perdere nessun minuto che posso dedicare al mio bambino. è una cosa più forte di me, non ci riesco. Sono anche fortunatissima, lo so, perché lavoro solo di mattina e ho tanto tempo da dedicare a lui. Inoltre ho ripreso a lavorare che lui aveva già un anno e mezzo e non è poco, conosco tante mamme meravigliose che hanno iniziato a lavorare molto prima di me. Lavorando a scuola poi ho tante vacanze, anche in questi giorni sono a casa per carnevale. Ma il tempo non mi basta mai, mi sembra sempre di sprecarlo se non stiamo insieme. Questo è anche uno dei motivi che mi fanno dire no all'idea di fare un altro bambino... dovrei fermarmi per altri due anni, non andare a lavorare per stare in maternità. Altri due anni ferma però non so se potrei permettermelo... :-( 

Ok, dopo tutta questa filippica per spiegare perché ultimamente mi sono data alla macchia... mi rifaccio con una bella carrellata di fotografie che ho fatto io in giro per Venezia durante il Carnevale. E' uscito anche un mio post sul sito The Womoms sul Carnevale... 
baci a tutti!