Un bravo insegnante è colui che si sente in colpa per non aver fatto di più

mercoledì 24 agosto 2016

Ci siamo. Le vacanze sono agli sgoccioli e tra poco torneremo tutti tra i banchi: alunni, studenti, insegnanti.
Per l'ennesimo anno cambierò scuola, bambini, colleghi con i quali lavorare e dare il massimo per altri nove lunghi ed intensi mesi. 

Non è stata immediata per me la scelta di fare l'insegnante. Da piccola era questo che volevo: ma da piccoli spesso si ha tutto più chiaro, è la vita che complica tutto. Ricordo che mettevo tutti i miei bambolotti e peluche disposti tipo classe e, solo dopo regolare appello di tutti i presenti, partivo con le mie spiegazioni. Cosa spiegavo a Cicciobello o al MioMiniPony ora non mi ricordo, certo che venivano anche interrogati dalla sottoscritta e non ero certo larga di voti! 

Ho fatto l'educatrice e la pedagogista per diversi anni: lavorando sia in Italia che all'estero e scegliendo sempre situazioni più dure. Campi profughi, rifugiati, zingari, conflitti etnici. Non perché ami in particolare il pericolo, ma per dare un senso più profondo al mio lavoro. Come Don Milani ho sempre pensato che non avrei mai privilegiato il lavoro con il Pierino, il figlio del dottore, bensì con Gianni, il figlio del contadino. Ora di contadini non ce ne sono più, ma gli "ultimi" sono altri. 

Solo negli ultimi anni ho ripescato i miei sogni di bambina, e, forte di un master in didattica dell'italiano e di anni di doposcuola con i bambini delle elementari e corsi d'italiano per stranieri, ho capito che era l'insegnante quello che volevo fare veramente. Ed eccomi qui, diventata maestra come speravo da bambina. Un lavoro che amo tantissimo, che a ogni giugno mi trova sempre esaurita ma che a fine agosto non vedo l'ora di riprendere. 

E' il mestiere più bello ed appassionante, come dice Bruno D'Amore nella rivista La Vita Scolastica di questo mese, il cui pensiero cerco di riportare qui con mie parole perchè rispecchia proprio il mio. 

Il mestiere d'insegnante è sempre più difficile, ricco di ostacoli di natura diversa. Consistesse solo nello stare con i bambini per insegnare, fare in modo che apprendano, ascoltarli, aiutarli nelle mille difficoltà oggettive e personali del complesso mestiere di crescere e apprendere, sarebbe magico, entusiasmante, divertente. Ma al contrario ci sono mille fattori che creano ostacoli, una burocrazia sempre più pressante, richieste di varia natura, spesso senza relazioni con il processo di apprendimento-insegnamento. Devi affrontare ogni giorno mille questioni, destreggiarti tra il dire e il non dire. Il rapporto con la dirigenza e con i genitori è irto di ostacoli, le attese e le richieste sono tante, troppe a volte. Il tuo vero piacere però è quando puoi stare in aula con i tuoi alunni, ascoltarli, farli ragionare, capire ed essere capita, colloquiare, discutere. E allora ti dimentichi, per un po', delle richieste esterne. 
Un altro anno scolastico comincia. Spesso comincia con faccende burocratiche da sbrigare, riunioni, discussioni. Ma poi arriva il primo giorno di scuola e allora... allora il miracolo.. entri in classe e capisci che quello che hai scelto è comunque il mestiere più bello del mondo.